Come i più sapranno bene, nel passato le classi aristocratiche amavano intrattenersi nella nota “Caccia alla Volpe”. Più di ogni altra cosa essa rappresentava il peggior modo per impiegare il tempo senza uno scopo produttivo. Evidentemente gli aristocratici non ne avevano urgenza. Oltre che a rigor di buon senso, ma anche probabilmente per un qual certo senso di invidia sulla possibilità di sprecare il proprio tempo in giochi e trastulli, la plebe e il volgo devono aver trovato incomprensibile questa pratica ludica. Inoltre nelle case di campagna è facile imbattersi in teste imbalsamate di povere volpi appese ai muri. Effettivamente, per un animale così facile da sparare, o comunque solito fuggire davanti all’uomo, resta ingiustificato tanto orgoglio, data la facilità con cui si può sparare e uccidere una volpe. Fin qui alcune buone ipotesi socio culturali. Il senso del proverbio poi, al limite col detto, si riferisce a situazioni in cui colui che pare dominare è in definitiva più sciocco di chi subisce la dinamica. Per fare un esempio, come quando si cita per danni economici un nullatenente. Per concludere, quando una dinamica pare non avere un senso o un valore, la parte con maggiore responsabilità è quella dominante.
